La prima domanda me la sono posta l’anno scorso quando sono venuta per la prima volta all’Imbuto e qui, nel tentativo di raccontare la cena, esordii con questo titolo: “E come mi diverto dopo Tomei?” Il quesito sembrava senza soluzione, ma in realtà la risposta era semplice: bastava tornare da Tomei.

La seconda domanda che mi sono fatta in tempi più recenti è stata: se ci vado a pranzo magari non sforo le 10 portate. Lo chef capirà che è pranzo quindi… Quindi sono arrivata a 13 portate, escluso i dolci. Da Tomei si può. E la sera si può perfino avere fame e cenare.

Lo chef porta in tavola il primo piatto: “Sì, insomma, è una insalata di mare, te mangiala, poi te la spiego dopo”. Secondo voi quante probabilità ci sono che si tratti di una semplice insalata di mare? E questa è una domanda retorica, che è come chiedere se “per andare in estasi bisogna prenotare”. Comunque sì, all’Imbuto conviene prenotare; per l’estasi, beh, quella è compresa per tutta la durata del pasto. E anche un po’ dopo.

Si tratta infatti di una tagliatella di calamaro spento sotto lievito bruciato, julienne di coniglio crudo con salsa di coniglio e olive nere e polvere di interiora di calamaro.

Tagliatelle di calamaro

Proseguo con le mie domande, del resto devo provare la tesi esposta nel titolo. Se esistono centinaia di versioni di ragù al tonno, può esistere un tonno di ragù?
Da Tomei sì. E se all’Imbuto esistesse un menu da consultare, alla voce tonno di ragù io metterei l’asterisco. Non per segnalare allergeni o prodotti surgelati fuori stagione (ma che cavolo sto dicendo??), asterisco che porta al fondo della pagina

*Ramazzare il piatto col pane. Astenersi le Cenerentole che si perdono la scarpetta…

Tonno di ragù: acqua di ragù, macinato di tonno e buccia di parmigiano croccante, estratto di salvia.

Poi è la volta di toh una seppiolina! Sì, è così che lo chiamerei questo piatto di seppia, limone candito, salsa al burro di arachidi, melanzana e birra stout a ricordare il nero di seppia. Seguono dei ravioli ripieni di cervello crudo montato, mandorla amara e sfoglia di nespola essiccata e a questo punto la domanda è:

“Chef, se non ti droghi (con le spezie sia chiaro) come fai a pensarle e a fartele venire bene?”

“D’altronde ci provo a sbagliare, ma non mi riesce”, risponde secco e se la ride di gusto.

Rido anche io, ma non c’è niente da ridere.
Ha ragione lui.

Ravioli ripieni di cervello

Chiudo col domandone, posto direttamente allo chef in seguito a germano, laccatura al cedro, salsa al whisky torbato e agrumi, finocchietto:

“Si può dire minchia bono chef?” M’è uscita di pancia così. Comunque si può dire, mi ha dato l’ok chef Tomei. E non sembrava arrabbiato per niente 😀

Poi c’è una domanda che gli avrei voluto fare, ma mi sono vergognata. Senza quella fascia tra i capelli saresti comunque così figo?

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here